Cose serie

Perché spesso su questo spazio mi metto a scrivere riguardo la mia professione o le cose collaterali che mi appassionano. Ma poi succedono cose molto serie, tipo l’addio di Sir Alex Ferguson dopo 24 anni di guida tecnica del Manchester United, e non posso non parlarne.

Anche perché ieri non ho potuto assistere al momento in diretta tv (avrei pagato una fortuna per trovarmi all’Old Trafford fisicamente) e stamattina ho passato del tempo a cercare video che rendessero un minimo le emozioni provate. Il meglio che ho trovato è questo:

Comunque non si scandalizzi nessuno se chiamo emozioni cose collegate al calcio. Ho un concetto di emozione che è lo stesso applicato ai film, ai momenti degni di essere vissuti e che non viene sporcato da interviste post-partita ai limiti della programmazione robotica, sempre uguali e banali, curate da manager della comunicazione più attenti a non dire cose scomode che ad esprimersi.

Ma non mi condizionano neanche gli scandali, le intercettazioni, i “31 scudetti” e tutte le menate. A me piace il campo, la palla che corre e tutte le emozioni che si provano attorno ad esso. Se queste cose hanno una persona capace di rappresentarle è senza dubbio Ferguson e ieri il suo saluto è bastato a garantire lo spettacolo all’Old Trafford.

 

Il popolo della rete non esiste

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E non solo, non si scrive neanche in maiuscolo Rete. E poi Twitter non insorge, non esistono le mezzi stagioni, manca un bel pezzo alle votazioni online (chissà se mai le vedremo), rosso di sera fa sperare bel tempo.

Ho parlato di questo in un lungo e appassionato post sul blog di Agorà Digitale.

 

Il momento è finito

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Questa foto è la pietra tombale del momento di cui parlavo in questo post, subito dopo le elezioni.

Ma di più, probabilmente è proprio la foto che dichiara la fine della Seconda Repubblica. Dopo l’elezione condivisa della Boldrini e di Grasso, il segnale atteso era quello della condivisione anche sul Quirinale. Dall’ascolto della piazza, degli umori e della sentiment analysis siamo invece saltati alla difesa della posizione politica, all’accordo-intrallazzo bipartisan ed al rifiuto di un candidato credibilissimo e pluri-sostenuto solo perché scelto dal M5S.

Magari cambierà tutto, visto che l’ultimo aggiornamento della prima elezione del Presidente sancisce che Marini non ce l’ha fatta, ed avremo un altro Presidente. Ma quello che non cambierà è lo scollamento ancora più acuto della vecchia politica dalle persone e la vittoria definitiva del messaggio dell’antipolitica, almeno a livello di comunicazione politica. Questa foto ne sancirà per molto tempo il ricordo, magari sarà proprio l’epitaffio.

Fonti: Gilda35, Repubblica, Appello per Rodotà Presidente, Piovono Rane di A.Gilioli

Niente paura, è il momento.

In questa settimana post-elettorale non posso certo permettermi di parlare di politica in maniera ampia, sia perché non l’ho mai fatto sia perché non è nelle mie competenze. Il momento delicato, le consultazioni, le trattative. Niente di questo.
Ci sono però dei dettagli che mi interessano molto in questa fase di enormi trasformazioni. Eh si, perché di trasformazioni enormi si tratta.
E Beppe Grillo e il suo movimento partito ci stanno aiutando a cambiare.
Mai era successo nella piccola storia italiana che un partito prendesse il 25% all’esordio, e questa è una rivoluzione culturale. Abbiamo pensato per anni che arrivare in parlamento volesse dire amministrare nel piccolo paese, provare la salita interna al partito (scegliendo quello giusto), fare la trafila. Oggi non è più così. Non è forse un cambio di paradigma pazzesco?

Non dico che sia in meglio, basterà conoscere i nuovi meccanismi per replicare sistemi corrotti anche nel nuovo. Anche perché non nego che il sistema online di selezione, commento e gestione democratica utilizzato da Grillo è assolutamente discutibile (NdR sull’argomento democrazia partecipata online potrei scrivere molto, ma non lo farò ora. Mi limito a segnalare questo articolo di Francesco Lanza sul sistema meetup, per il momento).

“Non sappiano quale sarà la prossima storia d’Italia”. Dice Ilvo Diamanti, e questo non può spaventarmi. Non deve spaventarci. Altrimenti staremmo facendo il giochetto della conservazione, e non possiamo proprio permettercelo. Quindi apro al nuovo, cosciente che il sistema di Grillo è imperfetto e che non credo mi rappresenterà mai. O mai più. Ma di certo ha riattivato una voglia di essere cittadini attivi, che mi sembra già un passo importante.
Ovviamente sto decidendo di vedere il bicchiere mezzo pieno, ma lo faccio perché ci vedo l’attivazione di un processo. E perché nelle associazioni di cittadini attivi ci ho speso buona parte del mio tempo e delle mie risorse, quindi voglio crederci. Arriveranno nuove forme di aggregazione, arriveranno nuovi strumenti. Speriamo solo di non disperdere queste energie, e di approfittare di questo spiraglio di cambiamento che si sta aprendo.

P.S. l’articolo che ha ispirato questa riflessione è questo di Barbara Spinelli su Repubblica.
P.S.2  dimenticavo una nota: cerchiamo di essere chiari, quello di Grillo è un partito. Travestito da movimento sociale e partecipato, riempito di retorica tecnoutopista che illude, ma governato da un vertice poco trasparente. Come nei peggiori partiti. Per qualcuno è addirittura un difensore del sistema attuale.